Icone digitali con la scritta Escrow, calcolatrice e documento certificato

I dati diffusi da Assifact, l’associazione italiana per il factoring, confermano che il mercato ha proseguito la sua crescita anche nel primo semestre del 2026. Il turnover complessivo ha raggiunto 144,67 miliardi di euro, in aumento del 3,37% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un segnale ancora più interessante arriva dal comparto della Supply Chain Finance, che ha registrato un turnover di 13,74 miliardi di euro, con una crescita del 5,37% su base annua, superiore quindi alla media complessiva del mercato.

Questi numeri raccontano un fenomeno che va oltre la semplice statistica: il factoring si sta affermando sempre più come strumento strutturale di gestione finanziaria per le imprese italiane, e non più come soluzione emergenziale a cui ricorrere solo in caso di difficoltà di liquidità. Cedere i propri crediti commerciali a un soggetto specializzato consente infatti di trasformare in liquidità immediata un credito che altrimenti resterebbe bloccato per settimane o mesi, senza attendere i tempi di pagamento dei clienti.

Per le PMI, che spesso faticano ad accedere a linee di credito bancario tradizionali di importo adeguato, il factoring rappresenta un’alternativa particolarmente efficace, perché la valutazione si concentra sulla qualità del credito ceduto e sull’affidabilità del debitore ceduto, più che sul solo merito creditizio dell’azienda cedente. Questo consente, in molti casi, di accedere a liquidità anche ad aziende con rating medio-basso o di recente costituzione, purché il portafoglio crediti sia solido.

Le soluzioni disponibili sul mercato si sono peraltro diversificate: dal factoring pro solvendo, in cui il rischio di insolvenza del debitore resta in capo all’azienda cedente, al factoring pro soluto, che trasferisce tale rischio al factor garantendo una protezione più ampia. A queste si affiancano soluzioni dedicate a situazioni più complesse, come il factoring per aziende in fase di ristrutturazione o soggette a procedure concorsuali, pensate per accompagnare il risanamento aziendale senza interrompere il ciclo del capitale circolante.

La crescita registrata nel 2026 conferma quindi che il factoring non è più uno strumento di nicchia, ma una componente sempre più centrale della cassetta degli attrezzi finanziari a disposizione delle PMI italiane, da affiancare, con il supporto di un consulente esperto, alle altre soluzioni di finanziamento e gestione del credito disponibili sul mercato.