Mano che indica un grafico a barre in crescita

Il 2026 si conferma un anno di forte espansione per l’indebitamento a livello globale: governi e grandi imprese emetteranno complessivamente circa 29mila miliardi di dollari in nuovo debito, un volume record che riflette la fiducia dei mercati verso gli emittenti di maggiori dimensioni. Le grandi aziende tecnologiche, in particolare, hanno raccolto solo nel 2025 oltre 120 miliardi di dollari attraverso emissioni obbligazionarie, spesso strutturate tramite veicoli finanziari dedicati.

Questo scenario, tuttavia, lascia scoperta una parte rilevante del tessuto produttivo italiano: le piccole e medie imprese. Il mercato del private credit, che pure ha raggiunto dimensioni ragguardevoli a livello internazionale, si rivolge tipicamente a società con un EBITDA superiore ai 50 milioni di euro, una soglia che esclude la stragrande maggioranza delle PMI italiane. Per queste ultime, l’accesso al credito resta quindi legato in modo quasi esclusivo al canale bancario tradizionale, reso più selettivo dalla compressione delle risorse disponibili e dal progressivo ridimensionamento dei portafogli delle banche centrali.

In questo contesto assumono un ruolo sempre più centrale gli strumenti di sostegno pubblico. Il Fondo di Garanzia per le PMI, che nel 2026 può contare su una dotazione di circa 140 miliardi di euro, ha sostenuto nel solo 2025 oltre 183.000 operazioni, con una crescita del 12,4% rispetto all’anno precedente. Accanto al Fondo, la Nuova Sabatini mette a disposizione 200 milioni di euro per il 2026 e ulteriori 450 milioni per il 2027, destinati a investimenti in macchinari, impianti e digitalizzazione. È inoltre in corso una riforma dei Confidi, i consorzi di garanzia collettiva, pensata per ridurre il rischio percepito dalle banche nei confronti delle imprese di minori dimensioni e facilitarne così l’accesso al credito.

Per una PMI, orientarsi tra finanziamenti bancari tradizionali, garanzie pubbliche, strumenti di finanza agevolata e soluzioni di finanza strutturata non è semplice, soprattutto quando le esigenze di liquidità sono urgenti. La combinazione corretta di questi strumenti, calibrata sulle caratteristiche specifiche dell’azienda e del progetto da finanziare, può fare la differenza tra un accesso al credito rapido e vantaggioso e un percorso lungo e oneroso.

È per questo che affidarsi a un consulente specializzato, in grado di conoscere in tempo reale l’evoluzione normativa e le condizioni offerte dai diversi canali di finanziamento, rappresenta oggi un vantaggio competitivo concreto per le piccole e medie imprese italiane.